Il giornale delle Associazioni

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domenica 31 gennaio 2016

Le 10 cose più sporche che tocchi ogni giorno







Sapone liquido? Saponi artigianali naturali? Saponette profumate? Quanti di voi preferiscono il sapone liquido alla saponetta? Per quanto riguarda l’igiene, la scelta del sapone liquido è più che giusta: essendo le parti intime sia della donna che dell’uomo protette naturalmente dalla flora batterica, ovvero dai microrganismi che vi vivono, la saponetta o altri fattori quali dell’acqua troppo calda o troppo fredda possono intaccare tale difesa naturale e rendere le zone intime vulnerabili all’aggressione di germi e batteri! 




Lo sapevate che la tastiera di un computer contiene più batteri che la tavoletta del water? Il rischio di contrarre un’infezione è più alti in un ufficio piuttosto che in una toilette pubblica! Se si consuma uno “spuntino” nella propria postazione di lavoro, a causa delle briciole e dei resti si rischia di dar vita a una vera e propria colonia di batteri. Secondo quanto riportato da “Which? Computing”, una nota rivista britannica di consumo, la tastiere più sporche superano di 150 volte il limite di batteri nocivi, e alcuni di essi può addirittura causare sintomi di intossicazione alimentare. 

Le banconote e i soldi… ebbene si, ma oggi non parliamo di metodi per fare soldi su internet o su come fare soldi online ma di quanto siano sporchi i soldi. Secondo un recente studio condotto a New York, ogni banconota ospiterebbe una media di ben 130 mila batteri. Inoltre, una carta di credito su dieci è infetta con della materia fecale! Tutto ciò dipende anche dall’igiene personale delle persone: pensate che secondo una ricerca condotta alla Queen Mary University di Londra, solo il 39% delle persone lava le mani prima di mangiare! 
Anche sul bucato?!? Esatto, anche sul bucato! Tappeti bagnati, asciugamani, accappatoi, le lenzuola del letto matrimoniale e le asciugatrici sono il terreno ideale per la proliferazione di muffe, che possono essere responsabili di problemi respiratori, allergie o addirittura infiammazioni polmonari! Gli indumenti sporchi, dopo essere stati lavati in lavatrice, nella maggior parte dei casi ospitano ancora dei batteri, che fanno degli ambienti caldi e umidi l’habitat ideale in cui crescere! 



Avete mai visto il vostro cellulare al microscopio? Non ve lo consigliamo, davvero: secondo un esperimento condotto dagli studenti di biologia dell’Università del Surrey (Inghilterra), i nostri telefonini pullulano di batteri, tra cui esemplari anche pericolosi, come lo stafilococco aureo, che può provocare delle infezioni dalle conseguenze anche gravi! E vale anche per i telefoni di casa! 

Lo sapevate che nella maggior parte dei casi sono presenti più batteri nelle nostre bocche che nei nostri ani? E secondo una recente ricerca condotta dall’Università dell’Ohio, nella bocca dei fumatori ci sono ancora più batteri “cattivi”, e dopo sole 24 ore dall’igiene professionale si riformano dei batteri potenzialmente patogeni!


Secondo quanto riportato da uno studio pubblicato su HealtFreedoms.org, sarebbero presenti più germi su un carrello della spesa che sulla tazza del water di una toilette pubblica! A tale conclusione si è arrivati dopo aver prelevato dei tamponi dalle maniglie dei carrelli e dei seggiolini per bambini. Sono stati trovati: saliva, sangue, feci, muco e molto peggio: batteri come Salmonella, E. Coli, o Staphylococcus! Cosa fare in questi casi? Portate sempre con voi delle salviettine disinfettanti per pulire il carrello e un gel igienizzante per disinfettarvi le mani dopo averlo usato!

Ogni volta che si va da una stanza all’altra, in casa propria ma anche in casa d’altri o in luoghi pubblici, si toccano maniglie delle porte che sono state già toccate da decine, centinaia o addirittura migliaia di persone, in tantissime situazioni diverse: uno dei modi per evitare di entrare in contatto con così tanti batteri è applicare sulle maniglie di casa un’apposita vernice ecologica, una recente invenzione che riesce a ridurre di oltre il 99%, il livello di microrganismi dannosi presenti, solitamente, sulla maniglia di una porta!

Nonostante sia al secondo posto in classifica, un normale sciacquone ha molti meno batteri rispetto, ad esempio, a telefoni e cellulari. Ma negli sciacquoni pubblici, il numero di batteri è veramente alto: vi consigliamo dunque di ricordare di lavarvi sempre le mani dopo averne toccato uno per scaricare!



Che dire, infine, per i sedili dei mezzi pubblici? Vi basti sapere che solo all’interno della vostra auto ci sono ben 700 differenti batteri per ogni pollice quadrato di sedile, dunque all’interno di un mezzo pubblico quale autobus, treno o metropolitana i batteri possono addirittura essere tre volte tanti! Attenzione a non mettervi mai le mani in bocca dopo aver toccato sedili del genere, o potreste pentirvene amaramente!

sabato 30 gennaio 2016

Sixthcontinet e il reddito di cittadinanza - Come acquistare buoni con il 50% di sconto




Come ottenere dal reddito di cittadinanza lo sconto per la spesa di tutti i giorni



SixthContinent è il Social-Commerce Mondiale tramite il quale potrai risparmiare SINO al 50% della spesa totale presso i negozi/aziende virtuose che hanno aderito a SixthContinent, utilizzando il "reddito di cittadinanza " ottenuto dal social.

Il "reddito dicittadinanza" si genera ogni giorno:
- dai tuoi acquisti ( Cashback );
- dagli acquisti dei tuoi amici;
- dagli acquisti di tutti gli utenti del Social;

COME AUMENTARE IL REDDITO DI CITTADINANZA SU SIXTHCONTINENT ;)

Per aumentare il tuo reddito di cittadinanza giornaliero:
-sposta i tuoi acquisti su SixthContinent (negozi, giftcard, ecommerce);
-invita i tuoi amici su SixthContinent utilizzando il tuo link presente nella sezione "invita cittadini";
-invita i tuoi negozi preferiti ad aderire a SixthContinent utilizzando il tuo link presente nella sezione " invita negozi";

Altre info importanti relative al reddito di cittadinanza:
- Il Reddito di cittadinanza non può essere prelevato.
-Ogni mese bisogna fare almeno un acquisto (anche solo di 1 cent) altrimenti il proprio reddito accumulato nel mese appena trascorso, verrà azzerato e ridistribuito il primo giorno del mese successivo a tutti i Cittadini che per il mese precedente hanno speso una somma pari o superiore a 300 euro.
Invece coloro che spenderanno meno di 300 euro non perderanno il reddito di cittadinanza accumulato.
-Ogni 12 mesi il Redditodi Cittadinanza non utilizzato da un Utente viene ridistribuito a tutti gli Utenti Connazionali, ovvero gli Utenti del medesimo Paese.
Questo evita che il denaro si accumuli e non venga utilizzato da utenti inattivi, utenti falsi, oppure da Utenti che non hanno la capacità di spendere una somma elevata di Reddito Ricevuto.

Queste ridistribuzioni continue, ad ogni transazione, ogni mese ed ogni anno sono alla base di questo social, il quale non permette in alcun modo di accumulare ricchezza a vantaggio di pochi e a discapito di molti.

Per sapere se riceverai L'EXTRA PROFIT il primo giorno del mese successivo, e per sapere quanto manca alla fine del mese prima che il tuo reddito disponibile ti venga tolto perchè non hai fatto nessun acquisto nel mese corrente su SixthContinent, è molto utile consultare il TACHIMETRO* che trovi sulla sinistra del tuo schermo.

Accertamento bollo auto: dopo 3 anni va comunque in prescrizione








Come tutti sappiamo, il termine di prescrizione per la tassa automobilistica è di 3 anni. Ma cosa succede se in questo periodo arriva un avviso di accertamento per mancato pagamento del bollo auto? Anche se la situazione può sembrare complessa in realtà non lo è: la prescrizione parte comunque dopo la fine del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento diventa definitivo, cosa che avviene il 61° giorno dopo la notifica. Ma cerchiamo di procedere per gradi e capire bene come comportarsi in caso di accertamento sul bollo auto e prescrizione della tassa.

Prescrizione bollo auto: come si calcola?

Il bollo auto va pagato entro la fine del mese successivo a quello di scadenza. Ogni automobilista può calcolare l'importo esatto online, grazie agli strumenti messi a disposizione dall'ACI e dall'Agenzia delle Entrate. Se la tassa non viene pagata entro il termine prestabilito, allora verranno applicati sanzioni e interessi. In ogni caso puoi comunque regolarizzare la tua posizione volontariamente. Ma cosa succede invece se non lo fai?


Se non paghi il bollo auto, o paghi una cifra inferiore al dovuto, il recupero del credito da parte dell'Agenzia delle Entrate può avvenire entro i 3 anni successivi a quello in cui si sarebbe dovuto effettuare il pagamento della tassa automobilistica. Se ad esempio non hai pagato il bollo relativo al 2012, l'Agenzia aveva tempo fino al 31 dicembre 2015 per riscuotere il credito. Se in questi 3 anni no hai ricevuto alcun avviso di pagamento o notifica di cartella esattoriale, allora nessuno potrà più chiederti il pagamento del bollo auto del 2012.



La situazione però diventa un po' più complessa se durante i 3 anni successivi al mancato pagamento della tassa ricevi un avviso di accertamentosul bollo auto. Tuttavia, devi sapere che se durante i 3 anni ricevi un avviso di accertamento, ma a questo non fa seguito nessun altra azione volta alla riscossione della tassa entro i successivi 3 anni da quando l'accertamento diventa definitivo, allora il bollo cade comunque in prescrizione.
Torniamo all'esempio di prima per capirci meglio. Non hai pagato il bollo del 2012 e il 1° settembre 2015 l'Agenzia delle Entrate ti ha notificato un avviso di accertamento. Se entro il 31 dicembre 2018 non avrai ricevuto alcuna notifica di cartella esattoriale da parte di Equitalia, allora non ti potrà più essere chiesto il pagamento del bollo del 2012. In caso contrario, dovrai pagare la tassa dovuta con relative more e sanzioni.
Il conteggio dei 3 anni va però effettuato non a partire dalla data di notifica dell'avviso di accertamento, ma da quando questo diventa definitivo, cosa che avviene il 61° giorno dopo la notifica. Se quindi l'avviso ti fosse stato recapitato a dicembre 2015, il famoso bollo del 2012 andrebbe in prescrizione solo a partire dal 31 dicembre 2019, poiché l'accertamento diverrà effettivo solo nel 2016.

venerdì 27 novembre 2015

Heartbreaking message from man facing life with 'irreversible' brain dam...







Agghiacciante monito di un ragazzo che in un attimo ha perso la giovinezza. La forza d' animo di lanciare questo messaggio merita l' attenzione di tutti. La "finta gioia" di un attimo può provocare danni irreperibili.

domenica 25 ottobre 2015

AUTO IBRIDA : SI' o NO ?

 



Auto ibride: una motorizzazione a doppia anima 



Prima di tutto, un chiarimento: le auto ibride sono veicoli con un unico sistema di propulsione, ma a doppia motorizzazione. Sembra banale, ma molti automobilisti sono ancora oggi convinti che queste macchine siano una sorta di Transformer che può cambiare conformazione a seconda delle esigenze. Nulla di più sbagliato, ma di certo c’è un aspetto fondamentale: la tecnologia ibrida è una delle migliori invenzioni degli ultimi cinquant’anni. Altre precisazione: sebbene qualche ingegnere automobilistico forse non sarebbe del tutto d’accordo, molte persone inseriscono in questo insieme l’auto b i-fuel, ossia la vettura termico policarburante che può funzionare a benzina/gpl, benzina/metano, gasolio/kerosene, benzina/idrogeno. In realtà le auto ibride hanno una motorizzazione a doppia anima elettrica-termica. Il primo esemplare ibrido è stata la Toyota Prius, lanciata nel lontano 1997 e a oggi l’auto ibrida più venduta di sempre. 

Tipologie di auto ibride 

Le auto ibride possono essere classificate a seconda del grado di ibridazione e quindi della capacità del sistema di propulsione ibrido di immagazzinare l’energia elettrica:

 • full hybrid (ibridazione piena): motore e batterie permettono all’auto di viaggiare in autonomia elettrica, di solito a una velocità medio-bassa e per distanze limitate. Sono considerate perfette per l’ambiente cittadino, tanto per intenderci, ossia per chi deve guidare spesso in città e non deve farsi chilometrate assurde in autostrada.
 • mild hybrid (ibridazione leggera): la parte elettrica supporta quella termica e consente al veicolo di ottimizzare il viaggio, soprattutto in fase di accellerazione, migliorando consumi e prestazioni. • minimal hybrid (ibridazione minima): in parole povere “meno elettricità, più benzina”; in questo caso la percorrenza in modalità elettrica pura è fortemente limitata. 

E poi c’è un po’ di confusione, ma forse potremmo parlare di:

 • Microibride: sono le auto che hanno lo Stop&Start del propulsore termico, ossia quando sei al semaforo e la macchina si spegne, per poi accendersi subito dopo che hai premuto su accelleratore o frizione. 

Questa funzione è però tipica di altre tipologie di auto ibride (ma non solo), quindi a oggi questa definizione suona quasi “arcaica”.  


Tutto molto bello, ma… Perché comprare un’auto ibrida? 


Dati alla mano, le auto ibride hanno tre principali vantaggi:

1. I consumi possono essere molto ridotti e le prestazioni ottimizzate. 
2. La spesa iniziale è ammortizzata grazie al risparmio sull’acquisto del carburante.
3. Meno emissioni inquinanti: secondo alcune ricerche la quantità di C02 nell’atmosfera è ridotta addirittura del 70-80% in alcuni motori ibridi. 

In realtà c’è un altro tipo di vantaggio che l’automobilista italiano apprezza molto: il pagamento del bollo auto. L’importo viene infatti calcolato tenendo conto della potenza del motore termico, senza valutare i cavalli erogati dal propulsore elettrico. Insomma, il bollo costa meno con le auto ibride. E pensare che in cinque regioni italiane (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Puglia) le auto ibride di nuova immatricolazione sono già esentate dal pagamento del bollo auto (ma solo per qualche anno). 

Altro fattore positivo sono le agevolazioni nel traffico cittadino: questi modelli possono spesso entrare nelle ZTL (Zona a Traffico Limitato) senza pagare alcun costo di pedaggio o pagando meno rispetto agli altri veicoli. Insomma, avere sempre il terrore di beccarsi una multa per la ZTL potrebbe diventare solo un brutto ricordo. Mica male, vero? 

Il mercato delle auto ibride è in aumento 


Proprio il 2015 sta segnando una prima vittoria delle auto ibride nel mercato italiano. A settembre scorso le vendite si sono attestate al 2%, contro l’1,4% di agosto: non sono numeri altissimi, ma rappresentano comunque un record e un trend in crescita. Si può quasi parlare di un monopolio gestito da Toyota e Lexus, visto che il 95% di queste quota è rappresentato da queste due case automobilistiche: nei primi nove mesi del 2015 hanno infatti registrato 18.000 immatricolazioni di auto Hybrid in Italia. 

Come riporta ANSA, “La più venduta a settembre è stata ancora una volta la Yaris, con 1.093 esemplari (ad agosto erano state 385), che conferma così la leadership dei mesi precedenti con un totale da gennaio di 8.983 unità. Va forte anche la Auris, recentemente rinnovata, che è stata acquistata da 1.061 automobilisti e che ha triplicato i numeri di agosto (351): dall’inizio dell’anno ha fatto segnare 6.187 consegne. Al terzo posto troviamo il primo Suv, il Lexus NX, con 264 pezzi, che si sommano ai precedenti 1.066 per un totale di 1.330 unità nei primi nove mesi del 2015″. 

Qual è il lato oscuro delle auto ibride? 


Queste meraviglie della tecnica hanno qualche tallone d’Achille. Il primo é che per chi percorre lunghi tratti autostradali non avverte un vero risparmio. Se percorriamo una strada per molti chilometri alla velocità di 130 Km/ora il propulsore impiegato sarà sempre quello a combustione. Il terreno ideale per questi veicoli è la città, dove frenate e ripartenze generano finalmente il risparmio tanto cercato. Sono molti i taxisti, ad esempio, che l’hanno adottata. 

Il secondo è il prezzo. Mediamente un’auto ibrida costa un 40% in più di una equivalente a benzina, per chi fosse intenzionato ad acquistarla deve calcolare bene i costi/benefici di questa scelta hi-tech. Teniamo anche della manutenzione, che è più costosa per via delle tecnologie messe in campo e per l’enorme dispiego di elettronica. 

Il terzo punto delicato è proprio la batteria, vanto della tecnologia ibrida. In caso di guasto l’intervento potrebbe essere molto oneroso e quindi non per tutte le tasche.  



Acquistare auto ibrida: sì o no? 

Se hai intenzione di acquistare un’auto ibrida, valuta attentamente se i tuoi slanci verso una tecnologia più green sia opportuna. Certo, i pro sono tanti, ma anche i contro esistono. Soprattutto quando si parla di mettere mano al portafogli. Poi c’è un altro aspetto: voci di corridoio indicano come lo scandalo delle auto diesel della Volkswagen sia solo la punta dell’iceberg. Pare infatti che presto ci saranno ulteriori controlli in diverse case automobilistiche, sebbene sia stato proprio questo diesel-gate a spingere la vendita delle ibride lo scorso settembre. 

Nei prossimi mesi avremo modo di valutare, ma per il prossimo anno sono già previsti molti investimenti da parte delle principali case nella tecnologia ibrida e molti modelli sono già pronti per un 2016 ricco di sorprese. Alla fine tutto si riduce comunque a una sola domanda: compreresti un’auto ibrida? Qui puoi valutare le migliori auto ibride del 2015


FONTE : 6sicuro

domenica 4 ottobre 2015

La revocabilità della fidejussione

di Alexis Bardi

La revocabilità della fidejussione

La fidejussione è un negozio giuridico revocabile tra due soggetti, generalmente due soggetti giuridici o due soggetti privati. Sovente incontriamo testi di garanzia sia per enti pubblici che per soggetti privati i quali prevedono una clausola di questo tenore: “… la fidejussione deve intendersi irrevocabile ed …”; la clausola non ha mai veramente spaventato gli assicuratori per cui è normalmente sottoscritta anche se tale espressione, insieme a tante altre tanto in voga negli ultimi anni, va nella direzione di autonomizzare la garanzia rispetto all’obbligazione garantita. Aggiungo il tutto coadiuvato di una reale capacità reddituale o di perdita da parte dei garanti.
Ma quali sono i reali risvolti di tale concetto? 
Proviamo a sintetizzare: 
- la fidejussione essendo revocabile, quindi  in qualsiasi momento il fidejussore potrebbe con una sua comunicazione ritirare la propria garanzia presso il beneficiario con due possibili palcoscenici:
1°) il cliente la sostituisce con una nuova garanzia ed il primo fidejussore esce fuori dal rischio; 
2°) il cliente non riuscendo a sostituire la prima garanzia "genera" un disordine contrattuale che lo vede inadempiente verso il beneficiario visto che viene a mancare la garanzia che reggeva  le obbligazioni stipulate. In tal caso, se il beneficiario ha facoltà di agire verso il suo contraente e verso il garante in un congruo termine, potrebbe ancora escutere la vecchia garanzia ovvero richiederne la liquidazione; se tutto questo non avviene nei termini stabiliti dal contratto e  lascia correre tale termine, può solo risolvere il contratto con il suo contraente e chiedere a quest’ultimo il risarcimento dei danni arrecati senza niente poter agire contro il vecchio fidejussore. In questo caso il cliente,  si troverebbe nella difficoltà di poter agire nei confronti del fidejussore per ottenere il risarcimento dei danni poichè la fidejussione, soprattutto se annullata giustamente (es. peggioramento condizioni economico/finanziarie), non da diritto a nessuna formula risarcitoria.
- nel caso in cui non possa essere esercitato nessun annullamento causa l' irrevocabilità, allora lo scenario si complica in alcuni passaggi nell’ipotesi in cui il garante comunque decida di revocarla. In questo caso, la eventuale revoca, determinerebbe sicuramente un risarcimento del danno a favore del cliente che può essere così quantificato: se il cliente riesce a integrare l' annullamento della garanzia, i danni  da liquidare sono marginali, comunque, a carico del garante precedente; in caso di impossibilità   a sostituire, allora il garante sarà obbligato a risarcire il danno, con o senza giusta causa per la revoca,  tecnicamente quantificato nella definizione di "lucro cessante e danno emergente" derivante dalla risoluzione del contratto medesimo. 
In pratica le assicurazioni sono meno propense a ritirare le garanzie fidejussorie, mentre questa “prassi" è più usuale al sistema bancario dove la revoca avviene quando il cliente presenta delle criticità. Le compagnie,  correre anche di fronte a situazioni  difficili si assumono "il rischio assicurativo.

domenica 27 settembre 2015

Smaterializzazione del Tagliando Assicurativo




Smaterializzazione del tagliando Assicurativo


Il tagliando dell’assicurazione RC auto sul parabrezza è un ricordo indelebile della mia infanzia. Quando entravo in auto notavo subito quel pezzo di carta che si guadagnava un posto d’onore sul parabrezza. Quel tagliando era una certezza, lo trovavi sempre perché era obbligatorio. Ma non sarà più necessario.
Esatto. Da questo mese – aprile 2015 – inizia il percorso che porterà alla scomparsa del tagliando RC auto dal parabrezza entro ottobre 2015. O comunque non sarà più necessario: il Targa System effettuerà i controlli sull’assicurazione e l’unico obbligo per l’automobilista sarà quello di avere un indirizzo di posta elettronica per inserire la targa nel database.
Merito del Ddl liberalizzazioni che sta rivoluzionando il mondo delle assicurazioni. Il bollino cartaceo è obsoleto: la targa dell’auto diventa la carta di identità del veicolo, e con una semplice interrogazione elettronica si potranno incrociare i dati archiviati dalle forze dell’Ordine, delle Agenzie delle Entrate e dalle assicurazioni.

Perché tutto questo?

Il motivo è semplice: limitare le frodi, una piaga per il sistema assicurativo che impedisce la riduzione del costo RC auto. La semplice esposizione del tagliando come prova definitiva dell’assicurazione era – come puoi immaginare – un comodo lasciapassare per i malintenzionati. Quindi l’idea: via il cartaceo, largo all’incrocio dei dati.
In Italia si contano oltre 4 milioni di veicoli senza RCA: lo Stato deve arrestare questa mandria di cavalli imbizzarriti, giusto? Ed ecco la soluzione. Tutto deve avvenire in modo automatico, mandando in pensione il classico tagliando. L’utente deve solo avere un indirizzo di posta elettronica, il resto è compito delle autorità.

Meglio o peggio per l’automobilista?

Dipende dall’automobilista. Per chi ha sempre pagato la propria assicurazione non ci sono grandi novità: è solo un controllo differente. Volevano sostituire il tagliando con un chip elettronico, ma la soluzione futuristica ha lasciato posto a quella del buon senso: il controllo viene effettuato dalla targa.
Per chi è abituato a fare il furbo la vita si complica: questo sistema dovrebbe ridurre drasticamente i casi di truffa. La contraffazione dei contrassegni cartacei è possibile, in alcune zone d’Italia è una piaga diffusa: in Campania, in Calabria e in Puglia diventa un vero e proprio business. Risultato? Assicurazione RC auto altissima.
Questa strategia tende a combattere la truffa delle assicurazioni auto fasulle, e quindi ad aumentare gli introiti delle compagnie. Obiettivi: riduzione delle frodi, identificazione dei trasgressori e – in linea teorica – premi assicurativi più bassi.

Le sanzioni

Non si scherza con il Targa System: 841 euro e sequestro del veicolo se viene rilevata l’assicurazione scaduta, sanzione amministrativa di 168.00 euro per la mancata revisione. Ma è previsto il pugno di ferro per chi aggira le leggi senza un freno: confisca del veicolo e sospensione della patente attendono chi guida con assicurazione falsa o contraffatta.
Per ora è il pubblico ufficiale a eseguire il controllo, ma sono già in cantiere delle soluzioni automatizzate che hanno lo stesso scopo di autovelox e varchi ZTL: controllare in modo automatico le vetture. E, nel caso, distribuire conti salati agli automobilisti inadempienti.
Questa soluzione è già realtà a Ciampino, dove il Targa System della polizia locale riprende con una telecamera tutti i veicoli in transito (dopo preventivo avviso anche su Twitter). Il computer portatile legge in pochi secondi l’auto, invia i dati, incrocia e restituisce tutti i risultati: anomalie, tasse non pagate, assicurazione, eventuale denuncia di furto a carico del veicolo. Dopo poche centinaia di metri c’è una seconda pattuglia per eventuali controlli.

Ma chi controlla i controllori?

Tutto bello, tutto futuristico ed efficiente. Ma chi controlla i controllori? Siamo sicuri che gli archivi siano aggiornati in modo efficace dalle compagnie assicurative? Le nostre targhe verranno riprese da strumenti simili a quelli dell’autovelox o dei tutor: chi ci assicura che i dati siano presi in modo corretto? Mai ignorare il potere della carta scritta: la lettura sarà fatta in automatico ma il valore del documento è sempre valido. Sarà possibile fare ricorso? Aspettiamo novità su questo tema.

I vantaggi

Le rivoluzioni del Ddl liberalizzazioni non riguardano solo i controlli e la digitalizzazione del tagliando RC auto. L’obiettivo finale è la creazione di un ambiente competitivo per le compagnie assicurative, non viziato da frodi e aumenti preventivi. Già da qualche tempo, infatti, sono previsti sconti a chi viaggia con scatola nera e antifurto satellitare, e con questo Ddl liberalizzazioni è prevista l’introduzione dell’alcol stop.
Ovvero un dispositivo che blocca l’auto se il conducente ha bevuto troppo.
Ma le modifiche non si fermano alla presenza di nuove tecnologie di sorveglianza. Ad esempio sarà possibile risparmiare sull’assicurazione auto nel momento in cui l’auto incidentata verrà riparata in un’officina convenzionata. Ulteriori sconti sono previsti per chi affida all’assicurazione pratiche per soccorso e cure mediche in caso di incidente.

Le proteste

In virtù di una tanto attesa liberalizzazione del settore si cerca di portare tutto in mano alle assicurazioni. Questa è l’opinione dei carrozzieri riuniti sotto la sigla di Confartigianato che, ovviamente, sottolineano il tentativo di portare il mercato delle riparazioni sotto l’ala delle assicurazioni RC auto. Antonio Malpeli, presidente dei carrozzieri di Confartigianato Emilia Romagna, sottolinea un punto essenziale: il conflitto d’interesse è chiaro perché le assicurazioni RC auto devono risarcire il danno e non a occuparsi della riparazione.
Secondo il punto dei vista dei carrozzieri è giusto? Siamo disposti ad accettare tutto pur di abbassare i prezzi delle assicurazioni auto? Ma soprattutto: si abbasseranno i prezzi? Lascia la tua opinione sulle novità del Ddl liberalizzazioni nei commenti.

Cosa fare nel frattempo

Ti consigliamo di esporre tagliando sul parabrezza fino a quando non sarà la tua compagnia assicurativa ad indicarti la nuova prassi, che dovrà essere adottata da tutto il mondo assicurativo entro ottobre 2015.

Dematerializzazione tagliando: domande frequenti

In caso di incidente, come faccio a sapere che l’altro è assicurato?
È la tua compagnia assicurativa a fare tutte le verifiche del caso e a stabilire la situazione assicurativa della controparte. A ben pensarci anche oggi con il contrassegno esposto non hai la certezza che l’altro sia assicurato: potrebbe essere falso.
Questa “dematerializzazione” vuole dare una spinta al database nazionale unico, centralizzato, sempre aggiornato in modo che sia possibile usarlo anche per verificare la situazione assicurativa di chi passa nelle zone a traffico limitato. Una specie di grande fratello assicurativo, ma sappiamo bene che ci sono persone che “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sicuramente ci saranno persone che continueranno comportamenti “criminali”, ma Governo, Compagnie e Forze dell’Ordine si stanno impegnando per porre fine agli atti illeciti.
Aumenteranno le truffe e macchine con targhe clonate?
In teoria è più difficile clonare una targa che un contrassegno, quindi speriamo che nella pratica il fenomeno dei falsi diminuisca rispetto a oggi.
Digital Divide: se non ho un computer, una mail, ecc… come faccio?
Per gli assicurati resta la possibilità di richiedere gratuitamente alla propria compagnia di assicurazione una copia cartacea dell’attestato di rischio. Il contratto di assicurazione continuerà a rimanere cartaceo – a sparire è solo il contrassegno – quindi la prova “tangibile” di possedere un’assicurazione ce l’avranno ancora tutti.
Se le compagnie di assicurazione recuperano quattro milioni di polizze non pagate, corrispondenti al 10% dei 40 milioni di veicoli che circolano in Italia, per compensare dovrebbero ridurre il “premio” di un decimo, no?
In realtà i sinistri causati dai 4 milioni di veicoli non assicurati sono pagati dal fondo garanzie vittime della strada che si prende attualmente il 2,5% dei premi assicurativi. In questo caso il calo sarebbe inferiore al 2,5% perché il problema principale degli alti costi assicurativi sono le truffe di chi è assicurato, non i sinistri causati da chi non lo è.