Il giornale delle Associazioni

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domenica 4 ottobre 2015

La revocabilità della fidejussione

di Alexis Bardi

La revocabilità della fidejussione

La fidejussione è un negozio giuridico revocabile tra due soggetti, generalmente due soggetti giuridici o due soggetti privati. Sovente incontriamo testi di garanzia sia per enti pubblici che per soggetti privati i quali prevedono una clausola di questo tenore: “… la fidejussione deve intendersi irrevocabile ed …”; la clausola non ha mai veramente spaventato gli assicuratori per cui è normalmente sottoscritta anche se tale espressione, insieme a tante altre tanto in voga negli ultimi anni, va nella direzione di autonomizzare la garanzia rispetto all’obbligazione garantita. Aggiungo il tutto coadiuvato di una reale capacità reddituale o di perdita da parte dei garanti.
Ma quali sono i reali risvolti di tale concetto? 
Proviamo a sintetizzare: 
- la fidejussione essendo revocabile, quindi  in qualsiasi momento il fidejussore potrebbe con una sua comunicazione ritirare la propria garanzia presso il beneficiario con due possibili palcoscenici:
1°) il cliente la sostituisce con una nuova garanzia ed il primo fidejussore esce fuori dal rischio; 
2°) il cliente non riuscendo a sostituire la prima garanzia "genera" un disordine contrattuale che lo vede inadempiente verso il beneficiario visto che viene a mancare la garanzia che reggeva  le obbligazioni stipulate. In tal caso, se il beneficiario ha facoltà di agire verso il suo contraente e verso il garante in un congruo termine, potrebbe ancora escutere la vecchia garanzia ovvero richiederne la liquidazione; se tutto questo non avviene nei termini stabiliti dal contratto e  lascia correre tale termine, può solo risolvere il contratto con il suo contraente e chiedere a quest’ultimo il risarcimento dei danni arrecati senza niente poter agire contro il vecchio fidejussore. In questo caso il cliente,  si troverebbe nella difficoltà di poter agire nei confronti del fidejussore per ottenere il risarcimento dei danni poichè la fidejussione, soprattutto se annullata giustamente (es. peggioramento condizioni economico/finanziarie), non da diritto a nessuna formula risarcitoria.
- nel caso in cui non possa essere esercitato nessun annullamento causa l' irrevocabilità, allora lo scenario si complica in alcuni passaggi nell’ipotesi in cui il garante comunque decida di revocarla. In questo caso, la eventuale revoca, determinerebbe sicuramente un risarcimento del danno a favore del cliente che può essere così quantificato: se il cliente riesce a integrare l' annullamento della garanzia, i danni  da liquidare sono marginali, comunque, a carico del garante precedente; in caso di impossibilità   a sostituire, allora il garante sarà obbligato a risarcire il danno, con o senza giusta causa per la revoca,  tecnicamente quantificato nella definizione di "lucro cessante e danno emergente" derivante dalla risoluzione del contratto medesimo. 
In pratica le assicurazioni sono meno propense a ritirare le garanzie fidejussorie, mentre questa “prassi" è più usuale al sistema bancario dove la revoca avviene quando il cliente presenta delle criticità. Le compagnie,  correre anche di fronte a situazioni  difficili si assumono "il rischio assicurativo.